26 Febbraio 2025

“Women Football Rising Stars”: Juliet Välkky – Centrocampista del RacingSarrià – EF H.Stoichkov

“Women Football Rising Stars”: Juliet Välkky – Centrocampista del RacingSarrià – EF H.Stoichkov

“Credo che tu sia a rischio di non riprenderti più. Sai quando ti capita di incontrare delle persone che sembrano degli zombie e vorresti chiedergli che diavolo gli è capitato. C’è stato un momento nella vita di ognuno di loro in cui si sono trovati davanti a un bivio. Si sono trovati a dover decidere se svoltare a destra o sinistra…”

Ci sono momenti in cui la vita si ferma, sospesa in un silenzio carico di possibilità. Ti guardi intorno e il mondo sembra uguale a sempre: le strade, le facce, i gesti ripetuti che conosci a memoria. Eppure, dentro di te, qualcosa sussurra che non è più casa, che il vecchio abito della quotidianità ha iniziato a stringere troppo. È allora che arriva il bivio.

Frances Mayes, nel suo Sotto il sole della Toscana, racconta con la voce limpida di chi ha vissuto sulla propria pelle questo momento di cesura. Un matrimonio fallito, una vita che perde pezzi, e poi, in un giorno qualunque, l’incontro con un casale abbandonato in Toscana. Da un lato la strada più sicura, il ritorno a ciò che conosce. Dall’altro, il salto nel vuoto: comprare una casa in un paese straniero, senza garanzie, senza certezze.

È una storia che non parla solo di pietre e mura, ma di una ricostruzione interiore. Un’anima che trova la propria geografia non nel luogo di nascita, ma in un angolo di mondo che sa accoglierla meglio. E quante volte succede anche altrove? Quante volte ci è capitato di leggere o ascoltare storie di persone famose o gente comune che è stata in grado di realizzarsi lontano dalla terra natia?

Da tempo avevamo deciso di trasferirci a Barcellona in precedenza ma il COVID ha ritardato il nostro spostamento di un anno. In Finlandia le condizioni invernali erano molto difficili: spesso dovevamo spalare la neve dal campo per creare uno spazio dove poterci allenare. Quando ci siamo trasferiti in Spagna, il cambiamento è stato enorme, anche perché la scuola era in catalano/spagnolo e questo mi ha costretta a dover imparare due nuove lingue. All’inizio è stato difficile stare al passo con la squadra a causa della barriera linguistica e del nuovo ambiente, ma dopo quattro stagioni tutto è diventato più semplice.” Racconta così la sua particolare avventura, ai microfoni di WomenFootball, Juliet Valkky, la giovanissima e talentuosa calciatrice finlandese con un legame speciale con la Spagna. Ed in particolare con la sua città più celebre.

Quella di Juliet è una di quelle storie rare e particolari che lasciano l’ascoltatore di stucco dinanzi a così tanta passione e voglia di far diventare il calcio molto più di una semplice passione, un fondamento solido della propria vita. Una passione nata in un modo molto comune a quelle delle tante giovani calciatrici raccontate, perché in fondo ogni luogo è perfetto se hai un pallone da calciare: “Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 6 anni in una squadra femminile. A 10 anni, mi sono trasferita in una squadra maschile per migliorare il mio sviluppo. Il mio primo ricordo del calcio risale a quando ho iniziato a giocare su un campo di sabbia, con mio padre che mi accompagnava agli allenamenti della squadra. A 9 anni ho iniziato ad allenarmi con maggiore determinazione, passando il tempo al parco con un pallone e sul campo locale.”

La folgorazione qualche tempo dopo … “Quando sono andata a un camp in Spagna e ho visitato il centro sportivo Joan Gamper per vedere una partita della squadra giovanile del FC Barcelona”. I campi di calcio riempiono gli occhi di Juliet che proprio in quel luogo .. “ho trovato una grande ispirazione per allenarmi con ancora più impegno.”

Allenarsi, però, talvolta non basta. Si vuole andare oltre, capire fin dove ci si vuole spingere per avere chiaro in testa e nel cuore cosa si è disposti a fare per rendere il calcio una parte fondamentale della tua vita già da piccoli, scegliendo una strada che tutto stravolge, compreso il normale corso della vita di famiglia. “Il motivo principale per trasferirmi a Barcellona è stato quello di migliorare il mio livello calcistico e imparare meglio lo stile di gioco spagnolo. In Finlandia guardavo spesso le partite del FC Barcelona e mi allenavo molto da sola, soprattutto durante il periodo del COVID, quando le scuole erano chiuse e studiavamo da remoto, il che mi lasciava più tempo per allenarmi.”

Da uno dei paesi più freddi ad uno dei più caldi. Un ambiente totalmente nuovo che fa da contorno ad un calcio che tutto sommato non cambia perché “… il passaggio è stato più semplice perché già in Finlandia avevo uno stile di gioco più vicino a quello spagnolo. Ho notato che in Finlandia il calcio è più diretto, mentre in Spagna l’attenzione è maggiore sul possesso palla e sul controllo del gioco.” Ad ogni modo c’è tanto su cui lavorare e a Juliet non basta il semplice campo di gioco, le partite e il normale percorso di una giovane calciatrice. “Ho fatto molti allenamenti individuali con diversi allenatori per migliorare ogni aspetto del mio gioco. Inoltre, per una stagione mi sono allenata una volta a settimana con un gruppo maschile della Barça Academy. Tutto questo lavoro extra mi ha aiutata a crescere molto come calciatrice e mi ha permesso di migliorare anche nei miei punti deboli.”

In campo il primo approccio è con le ragazze di pari età, ma per un periodo breve. Perché Juliet sembra fatta apposta per cercare livelli di difficoltà più alti, quasi a voler sfidare sé stessa. Oppure solo per cercare stimoli nuovi ed accelerare una crescita. “In Spagna, nelle mie prime due stagioni, ho giocato in due squadre femminili diverse. Poi, quando ho avuto l’opportunità di unirmi a una squadra maschile dopo la categoria infantil in Catalogna, ho colto l’occasione perché volevo continuare a svilupparmi al massimo livello. Attualmente gioco ancora in una squadra maschile (Racing Sarrià – EF Hristo Stoitchkov, Cadet A, Cadet Primera División)

Tutto sembra procedere seguendo un normale filo logico, costruito sull’ambizione e sulla passione. Ma per una storia particolare come questa c’è un nodo che, piano piano nel tempo inevitabilmente si stringe. Un aspetto fondante che rappresenta sin da principio il fulcro del racconto. La Nazionale. Una finlandese trapiantata stabilmente in Spagna, con quale maglia si vede nel prossimo futuro? Juliet non ha alcun dubbio. “Essere parte del calcio spagnolo è una grande esperienza. Il mio obiettivo è rappresentare la nazionale spagnola in futuro.”

Un obiettivo che si scontra però con la realtà che passa però per l’ottenimento di un semplice documento che dia “il via libera” definitivo al sogno di Juliet. Che intanto … “Nel gennaio 2023 ho partecipato a un allenamento con la squadra Under-14 della Catalogna. Nel novembre 2024 sono stata convocata per la squadra Under-16 della Catalogna e ho fatto parte della rosa finale per le qualificazioni preliminari del Campionato Autonomico di Spagna. Attualmente faccio ancora parte della squadra. Per quanto riguarda la nazionale spagnola, a dicembre 2024 sono stata inserita nella pre-lista e il mio club è stato informato che avrei potuto essere convocata per il raduno/partita della nazionale Under-16 a gennaio. Tuttavia, non posso ancora rappresentare la Spagna perché non ho ancora la cittadinanza spagnola. Sto cercando di ottenerla il prima possibile.”

Spagna e Barcellona. Due entità che accolgono tra le loro fila due delle ultime vincitrici del Pallone d’Oro, due centrocampiste di fama internazionale che, per una innamorata di questa terra come Juliet, non possono che rappresentare due fonti continue di ispirazione. “Aitana Bonmatí, Alexia Putellas, Frenkie de Jong e Pedri. Guardo le loro partite e prendo ispirazione dal loro modo di giocare. Essendo anch’io una centrocampista, cerco di imparare dalle loro decisioni e dai loro movimenti in campo.

E se per Frances Mayes quel casale in Toscana era divenuto il suo punto fermo dove tutto rinasce a vita, per Juliet il punto fermo è Barcellona, non solo come luogo, perché … “Il mio obiettivo è crescere come calciatrice e giocare per il FC Barcelona.” La squadra più ambita, sogno di tante giovani calciatrici che sognano di emulare le beniamine che nella scorsa stagione hanno alzato al cielo il trofeo della Women’s Champions League.

E così, come Frances Mayes ha trovato in Toscana il luogo dove ricostruire sé stessa, Juliet ha scelto Barcellona come casa del suo futuro calcistico. Entrambe hanno ascoltato quel richiamo interiore che spinge a lasciare il conosciuto per inseguire un sogno, affrontando l’ignoto con coraggio. Perché a volte, per trovare davvero se stessi, bisogna avere il coraggio di scegliere la strada meno scontata.

“I believe you are at risk of never recovering. You know those moments when you meet people who seem like zombies, and you want to ask them what the hell happened to them? There was a moment in each of their lives when they stood at a crossroads. They had to decide whether to turn right or left…”

There are moments when life pauses, suspended in a silence heavy with possibilities. You look around, and the world seems the same as always—the streets, the faces, the familiar, repetitive gestures. Yet, deep inside, something whispers that this is no longer home, that the old garment of daily life has started to feel too tight. That is when the crossroads appear.

Frances Mayes, in her book Under the Tuscan Sun, tells this moment of rupture with the clear voice of someone who has experienced it firsthand. A failed marriage, a life falling apart, and then, on an ordinary day, the encounter with an abandoned farmhouse in Tuscany. On one side, the safer path the return to what she knew. On the other, a leap into the unknown, buying a house in a foreign country, without guarantees, without certainties.

It is a story that speaks not only of bricks and walls but of an inner reconstruction. A soul that finds its geography not in the place of its birth but in a corner of the world that welcomes it better. And how many times does this happen elsewhere? How many times have we read or heard stories of famous people or ordinary individuals who managed to fulfill themselves far from their homeland?

We had decided to move to Barcelona long ago, but COVID delayed our relocation by a year. In Finland, the winter conditions were very tough—we often had to shovel snow off the field just to create space to train. When we moved to Spain, the change was enormous, especially because school was in Catalan and Spanish, which forced me to learn two new languages. At first, it was hard to keep up with the team due to the language barrier and the new environment, but after four seasons, everything became easier.”

This is how Juliet Valkky, the young and talented Finnish footballer with a special connection to Spain—and to its most famous city describes her unique journey in an interview with WomenFootball.

Juliet’s story is one of those rare and remarkable ones that leave the listener in awe, faced with such passion and determination to make football more than just a pastime a solid foundation of her life. A passion that began in a way common to many young female footballers, because in the end, any place is perfect if you have a ball to kick: “I started playing football at the age of six in a girls’ team. At ten, I moved to a boys’ team to improve my development. My first memory of football goes back to playing on a sand field, with my father accompanying me to team training. At nine, I started training more seriously, spending time at the park with a ball and on the local field.”

Then came the turning point… “When I attended a camp in Spain and visited the Joan Gamper sports center to watch an FC Barcelona youth match.” The football pitches captured Juliet’s imagination, and in that very place, she found immense inspiration to train even harder.

Training, however, is sometimes not enough. One wants to go further, to understand how far they are willing to push themselves to make football a fundamental part of their life from a young age choosing a path that changes everything, even the normal course of family life. “The main reason I moved to Barcelona was to improve my football level and better learn the Spanish style of play. In Finland, I often watched FC Barcelona matches and trained a lot on my own, especially during COVID, when schools were closed, and we studied remotely, giving me more time to train.

From one of the coldest countries to one of the warmest. A completely new environment as the backdrop to a style of football that, in the end, does not change much because “the transition was easier since my playing style in Finland was already closer to the Spanish one. I noticed that in Finland, football is more direct, while in Spain, there is greater emphasis on ball possession and game control.

There is always work to be done, and Juliet is not content with just playing matches and following the typical path of a young footballer. “I did a lot of individual training with different coaches to improve every aspect of my game. Additionally, for one season, I trained once a week with a boys’ group at Barça Academy. All this extra work helped me grow a lot as a player and allowed me to improve even in my weaker areas.

On the field, the first experience is with girls of the same age but only for a short time. Juliet seems destined to seek higher levels of difficulty, almost as if challenging herself. Or perhaps, she is simply searching for new stimuli and accelerating her growth. “In Spain, in my first two seasons, I played in two different girls’ teams. Then, when I had the opportunity to join a boys’ team after the infantil category in Catalonia, I took it because I wanted to continue developing at the highest level. Currently, I still play in a boys’ team (Racing Sarrià – EF Hristo Stoitchkov, Cadet A, Cadet Primera División).

Everything seems to follow a logical path, built on ambition and passion. But for a unique story like this, there is an underlying issue that, over time, inevitably tightens. A fundamental aspect that has been central from the very beginning: the national team. A Finnish player permanently based in Spain what jersey does she see herself wearing in the future? Juliet has no doubts. “Being part of Spanish football is a great experience. My goal is to represent the Spanish national team in the future.

However, this goal clashes with reality, as it depends on obtaining a simple document that would give Juliet the final “green light” for her dream. In the meantime, … “In January 2023, I participated in a training session with Catalonia’s Under-14 team. In November 2024, I was called up for the Catalonia Under-16 team and made the final squad for the preliminary qualifiers of the Spanish Autonomous Championship. I am still part of the team. Regarding the Spanish national team, in December 2024, I was included in the pre-list, and my club was informed that I might be called up for the Under-16 national training camp in January. However, I cannot yet represent Spain because I do not have Spanish citizenship. I am trying to obtain it as soon as possible.

Spain and Barcelona. Two names that now boast two of the most recent Ballon d’Or winners, two world-class midfielders who, for someone as in love with this land as Juliet, can only be constant sources of inspiration. “Aitana Bonmatí, Alexia Putellas, Frenkie de Jong, and Pedri. I watch their matches and take inspiration from their playing style. Since I am also a midfielder, I try to learn from their decisions and movements on the field.”

And just as Frances Mayes found in Tuscany the place where she could rebuild herself, Juliet has chosen Barcelona as the home of her footballing future. Both listened to that inner calling that drives one to leave the familiar behind in pursuit of a dream, facing the unknown with courage. Because sometimes, to truly find yourself, you need the courage to take the less obvious path.

di Ernesto Pellegrini

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